Categoria: Cinema
Pubblicato 04 Luglio 2013 Visite: 2830
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"Ero destinato alla sensibilità, ero destinato a diventare uno scrittore, ero destinato a diventare Jep Gambardella". Cosi' esordisce il protagonista di questo film che oserei definire "monumentale" per la ricca densità di temi e spunti su cui riflettere. Jep Gambardella (Tony Servillo) è uno scrittore che, dopo aver pubblicato un solo romanzo, "L'apparato Umano", ha smarrito l'ispirazione letteraria perdendosi nella giungla della mondanità romana , in continua ricerca della grande bellezza, tra solitarie passeggiate romane e festini privati nella sua meravigliosa terrazza sopra il Colosseo. Tra chiacchericci notturni, pettegolezzi, discorsi finto-filosofici, trenini umani, la più grande protagonista della sua vita sembra essere la noia e il disincanto di un amore giovanile andato perduto.

Locandina de La Grande Bellezza

Su questa scia è impiantato il meraviglioso e potente film di Paolo Sorrentino che incanta per scelte visive e stilistiche; di fatto si conferma uno dei migliori cineasti del cinema italiano, confermando il perfetto binomio impiantato con l'attore Tony Servillo, sempre più bravo e naturale nella sua recitazione (sembra proprio che non reciti per la sua totale compenetrazione nel personaggio).

Grande cast di attori, una sceneggatura ricercata, un montaggio con tempi tecnici e movimenti della macchina da presa veramente virtuosi e spettacolari, il tutto coadiuvato da una colonna sonora potente e onnipresente, che alterna musica sacra a tormentoni dance profani. Proprio questo alternarsi di sacro e profano è il vero leitmotive di tutto il film; anzi spesso queste due caratteristiche si compenetrano fino a diventare grottesche.

Furbacchione Sorrentino, riesce a regalarci momenti di vero spessore cinematografico alternati ad altri di puro intrattenimento: notevole è la messa in scena delle feste in notturna sulle terrazze romane dove ogni movimento e passo di danza è studiato come una perfetta coreografia. L'accostamento con Fellini risulta eccessivo, pur ammettendo che il giovane Sorrentino ripropone dei vezzi e delle scelte visionarie che rimandano al grande maestro romagnolo. Ma quale è veramente la grande bellezza? Forse Roma, protagonista a metà del film, che viene mostrata nel suo lato più artistico che turistico, forse l'amore perduto in giovane età dal protagonista, forse la sensibilità (o le tette) della spogliarellista magnificamente interpretata da Sabrina Ferilli o forse ancora il candore dell'amico Romano (di nome e di fatto) che ha il volto di Carlo Verdone, che udite udite, rimane deluso dalla città eterna, e detto da un personaggio come lui, scusate, ma fa un certo effetto. O probabilmente la grande bellezza è l'immaginazione che come preannuncia la bellissima citazione di Celine all'inizio del film è lo strumento più potente per poter viaggiare nella vita e di fatto non costa nulla.

Tanta carne al fuoco, tra bodyart, sedute di botox da brividi, vacuità notturne che alla fine portano solamente all'insoddisfazione dell'anima, si esce dal cinema con un velo di tristezza ma con la consapevolezza di aver visto un'opera cinematografica densa e potente. Come ogni monumento che si rispetti esiste quache crepatura ma risulta insignificante di fronte alle forti riflessioni che il film pone sulla vita, la morte e la realtà che circonda il genere umano. Non basterebbe un articolo o una recensione per poter parlare di tutti gli aspetti del film. Mi limito a dire che merita più visioni per poterlo assaporare fino in fondo. Dieci e lode.

Articolo scritto dal Dr. Antonio Nicolosi, Odontoiatra, specializzato nell'uso clinico del Laser.
Esercita attività privata nel centro odontoiatrico specialistico SAPIDENT sito in via Licinio Murena 21-23 - www.sapident.it

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