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Categoria: Mitologia
Pubblicato 11 Maggio 2013 Visite: 4601
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Gli antichi Greci chiamavano Ade, che vuol dire "l'Invisibile", la divinità che regnava sull'oltretomba e l'oltretomba stesso.
La migliore descrizione dell'Ade è contenuta nell'Odissea.
Nel mondo omerico esistono l'Olimpo, luogo di delizia riservato ai soli Dei, e l'Ade dove finiscono i comuni mortali, sia buoni che cattivi, diventando ombre senza ricordi. Alla base di questo concetto, probabilmente, c'è l'idea che il morto abbia compiuto il suo ciclo e non abbia più alcun legame con la vita passata.
Grandi sono le porte dell'Ade, ma soltanto per entrare; l'uscita è interdetta e ad essa fa guardia il cane infernale Cerbero.
L'Ade è percorso da quattro fiumi: Stige, Acheronte, Pirifligetone e Cocito.

 Arnold Böcklin, L’isola dei morti 

Nell'Odissea l'Ade è localizzato in un'isola dell'Oceano, nelle lontane regioni dell'Occidente, mentre nell'Iliade si trova nelle profondità della terra. 

 

Nel tempo, il concetto omerico dell'Aldilà dei defunti va via via evolvendosi e già nelle opere di Pindaro (poeta greco, VI-V secolo a.C.) troviamo la descrizione di due regni d'oltretomba: un luogo di beatitudine per i buoni, i Campi Elisi, e un luogo di pena per i cattivi, il Tartaro. Nei Campi Elisi, infatti, dimorano in eterno gli Eroi, i poeti e gli uomini virtuosi che trascorrono il tempo in una perenne primavera, senza cure ed affanni. Ognuno può continuare a godere quegli innocenti piaceri dei quali si era più dilettato nel corso della vita, libero, però, di quelle torbide passioni che, spesso, mutano le umane dolcezze in amare delusioni e in pene insopportabili.

I poemi omerici e la Teogonia di Esiodo descrivono il Tartaro come la regione del mondo più profondo, posta al disotto degli stessi Inferi i quali, già di per sé, erano intesi come il "luogo di sotto" o "sotterraneo" che in nessun modo implicava il concetto cristiano di luogo di dannazione.

Gli Inferi, peraltro, non erano necessariamente tenebrosi, potevano esservi prati e fiumi, e buoni e cattivi vi potevano convivere.

A poco a poco, però, il Tartaro fu confuso con gli Inferi e divenne il luogo in cui i grandi criminali subivano il supplizio eterno.

La visione pindarica dell'oltretomba verrà poi adottata da Virgilio nell'Eneide.

 

 

Arnold Böcklin Lisola dei viviPitagora colloca l'Ade sulla Via Lattea, con una porta d'ingresso nella costellazione del Capricorno (Inverno/Morte) e una porta d'uscita nella costellazione del Cancro (Estate/Rinascita) attraverso la quale le anime purificate possono ridiscendere sulla Terra per una nuova incarnazione.

Davvero "rivoluzionaria", infine, la concezione dell'Aldilà di Lucrezio (poeta latino, I secolo a.C.) che nel De rerum natura così si esprime in proposito:

 

In realtà quei supplizi tutti che dicon vi siano nel fondo dell'Acheronte, noi li abbiam qui nella vita.

 

Il Regno degli Inferi (dal lat. inferus, "basso") è un concetto metafisico simbolicamente rappresentato come una regione sotterranea posta dentro la creazione, nei recessi della terra o nelle profondità dell'animo umano. Esso è l'abisso silenzioso e oscuro verso cui tutto va e da cui tutto viene. È il luogo dove tutto si scompone per rinnovarsi, tutto muore per poi rinascere; le divinità che lo governano sono, a motivo di ciò, misteriose, imperscrutabili ed enigmatiche.

A scendere negli Inferi sono: dèi, eroi, uomini speciali e uomini comuni; a seconda che si tratti degli uni o degli altri, la Discesa negli Inferi (che è anche e soprattutto ricerca) muta di significato.

Sebbene siano immortali, può accadere che anche alcuni Dei scendano negli Inferi. Quando la loro discesa nel regno dei morti diventa una permanenza, non vuol dire che essi muoiano, bensì che mutano la loro dinamica; ovvero agiscono sulla creazione con un'azione che procede dal basso verso l'alto e non dall'alto verso il basso.

Ercole e Cerbero, anfora del VI sec. a.C. Parigi, Louvre

Gli Dei che scendono negli Inferi, quindi, vengono così a rappresentare le forze occulte che operano nelle profondità dell'esistenza, vale a dire che operano in quegli oscuri recessi verso cui vanno e da cui vengono tutte le cose. Generalmente, questi recessi sono localizzati negli abissi della terra oppure nell'estremo Occidente anche se talvolta vengono indicati precisi luoghi geografici ai quali viene attribuita la funzione di soglia degli Inferi.

In quasi tutte le antiche tradizioni occidentali esiste la storia di una Divinità che scende negli Inferi o di sua volontà o perché forzata; in entrambi i casi, comunque, la discesa acquisisce sempre il significato di un Sacrificio.

Spesso, inoltre, le funzioni di queste Divinità sono salvifiche nei confronti dell'Universo e soprattutto dell'uomo anche se, di fatto, hanno una natura ambigua: provvidenziale e minacciosa, creativa e distruttiva al tempo stesso.

 

Articolo scritto da Donatella Cerulli - Giornalista, storica, studiosa di mitologia, esoterismo e simbologia.

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