Categoria: Mitologia
Pubblicato 04 Maggio 2013 Visite: 2914
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Plutarco racconta che «gli Egiziani hanno una tradizione mitica secondo la quale Rea generò cinque dèi, a significare la genesi dei cinque mondi da una sola materia».

In altre tradizioni è confermato che Rea, la Grande Dea Madre Terra, nel partorire Zeus si sorresse al suolo del Monte Ida puntando le dita di una mano contro il terreno: dalle impronte delle dita sarebbero nati cinque uomini primordiali. In effetti, si tratta di una personificazione delle cinque età del mondo che secondo la Teogonia di Esiodo si sono avvicendate nel tempo, dalle origini sino ad oggi: l’Età dell’Oro, l’Età dell’Argento, l’Età del Bronzo, l’Età degli Eroi e l’Età del Ferro.

Benvenuto Cellini, Perseo. Firenze, Loggia dei Lanzi

 

Gli Eroi (dal gr. èr-ō, dal sscr. vír-a, “forte”) sono dunque una stirpe a sé stante, inserita in un preciso periodo: una genia antica che per le sue naturali peculiarità è destinata ad adempiere a particolari compiti. Essi, nel modo più assoluto, non sono degli uomini facenti parte di un normale contesto umano, bensì sono l’espressione di un particolare momento nel quale, idealmente, la realtà è ancora in formazione.

 

Gli Eroi furono oggetto di un culto attivo grazie al quale veniva glorificata tutta la stirpe eroica, per il tramite, però, di un singolo individuo che possedeva “speciali” caratteristiche personali.

Ogni Eroe è un personaggio, più precisamente una personificazione di una determinata “attitudine interiore” che può essere utilizzata come un ponte fra ciò che è mortale e ciò che è divino. Gli Eroi, quindi, per poter espletare la loro “attitudine interiore” debbono compiere e superare una serie di prove fra le quali, inevitabilmente, è contemplata la Discesa negli Inferi, anche se sarebbe più corretto parlare di un “Viaggio agli Inferi”: una sorta di passaggio obbligato per il regno dei morti perché la Morte rappresenta una tappa fondamentale di qualsiasi Cammino Iniziatico.

 

 

 

La Morte

 

Numerosi miti narrano l’origine della Morte: in essi si racconta sempre che all’inizio gli uomini erano o potevano essere immortali, ma poi arrivò la Morte, generalmente come punizione per la trasgressione ad un comandamento divino.

 

La Morte, nel suo significato apparente, indica la fine totale di qualcosa di positivo e di vivo: un essere umano, un animale, una pianta, un amore; non si parla della morte di una guerra, ma della fine della pace.

La Morte, però, è anche la via per arrivare nei mondi sconosciuti degli Inferi o dei Paradisi: è, dunque, introduzione e rivelazione.

Frederic Leighton, Mourning for Icaro 

Per i Greci, la Notte, Nyx, era figlia del Kaos e madre di Uranos (il Cielo) e di Gaia (la Terra), ma partorì anche il Sonno, i Sogni e Thanatos (la Morte). Quindi, geneticamente (per usare un termine moderno), Thanathos, come sua madre e i suoi fratelli, ha il potere di generare e rigenerare.

I Greci, infatti, malgrado l’angoscia per le tenebre, chiamavano la Notte anche Euphron, ovvero la “madre del buon consiglio”: ancora oggi usiamo dire “la notte porta consiglio”... Ed è durante la notte, soprattutto, che possiamo progredire mettendo a profitto gli avvertimenti dati dai sogni, come è detto sia nel Corano che nella Bibbia: «Dio parla in un modo e poi in un altro, e l’uomo non se ne rende conto: in sogno, in visione notturna, quando il sonno discende sugli uomini, sopiti sui loro giacigli, allora apre l’udito dell’uomo» (Giobbe 33, 14-16).

Dice un frammento delfico: «Il sonno, il sogno e l’estasi sono le tre porte aperte verso il mondo sovrumano da cui viene la scienza dell’anima e l’arte della divinazione».

La religione pagana aveva molta fede nel sogno e molti Oracoli, infatti, parlavano ai fedeli servendosi dei sogni.

Spesso agli Oracoli erano preposte divinità sotterranee e quindi legate al regno di Persefone; ad esse si sacrificava un ariete nero, dopo di che il postulante trascorreva la notte nel Santuario, generalmente una grotta, dormendo sulla pelle dell’animale sacrificato. Nel sonno, il fedele sognava e, tramite il sogno, gli appariva la divinità che rispondeva alle sue domande.

Presso i Maya, lo stesso glifo indicava la Notte, l’interno della Terra e la Morte.
Per cui, la Notte è associata alla Morte, e il Sonno, che accompagna la Notte, è la prova generale della Morte.

 

 

Articolo scritto da Donatella Cerulli - Giornalista, storica, studiosa di mitologia, esoterismo e simbologia.

 

Gli Eroi (dal gr. èr-ō, dal sscr. vír-a, “forte”) sono dunque una stirpe a sé stante, inserita in un preciso periodo: una genia antica che per le sue naturali peculiarità è destinata ad adempiere a particolari compiti. Essi, nel modo più assoluto, non sono degli uomini facenti parte di un normale contesto umano, bensì sono l’espressione di un particolare momento nel quale, idealmente, la realtà è ancora in formazione.

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