Mitologia

Categoria: Mitologia
Pubblicato 11 Maggio 2013 Visite: 5320
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Gli antichi Greci chiamavano Ade, che vuol dire "l'Invisibile", la divinità che regnava sull'oltretomba e l'oltretomba stesso.
La migliore descrizione dell'Ade è contenuta nell'Odissea.
Nel mondo omerico esistono l'Olimpo, luogo di delizia riservato ai soli Dei, e l'Ade dove finiscono i comuni mortali, sia buoni che cattivi, diventando ombre senza ricordi. Alla base di questo concetto, probabilmente, c'è l'idea che il morto abbia compiuto il suo ciclo e non abbia più alcun legame con la vita passata.
Grandi sono le porte dell'Ade, ma soltanto per entrare; l'uscita è interdetta e ad essa fa guardia il cane infernale Cerbero.
L'Ade è percorso da quattro fiumi: Stige, Acheronte, Pirifligetone e Cocito.

 Arnold Böcklin, L’isola dei morti 

Nell'Odissea l'Ade è localizzato in un'isola dell'Oceano, nelle lontane regioni dell'Occidente, mentre nell'Iliade si trova nelle profondità della terra. 

 

Nel tempo, il concetto omerico dell'Aldilà dei defunti va via via evolvendosi e già nelle opere di Pindaro (poeta greco, VI-V secolo a.C.) troviamo la descrizione di due regni d'oltretomba: un luogo di beatitudine per i buoni, i Campi Elisi, e un luogo di pena per i cattivi, il Tartaro. Nei Campi Elisi, infatti, dimorano in eterno gli Eroi, i poeti e gli uomini virtuosi che trascorrono il tempo in una perenne primavera, senza cure ed affanni. Ognuno può continuare a godere quegli innocenti piaceri dei quali si era più dilettato nel corso della vita, libero, però, di quelle torbide passioni che, spesso, mutano le umane dolcezze in amare delusioni e in pene insopportabili.

I poemi omerici e la Teogonia di Esiodo descrivono il Tartaro come la regione del mondo più profondo, posta al disotto degli stessi Inferi i quali, già di per sé, erano intesi come il "luogo di sotto" o "sotterraneo" che in nessun modo implicava il concetto cristiano di luogo di dannazione.

Gli Inferi, peraltro, non erano necessariamente tenebrosi, potevano esservi prati e fiumi, e buoni e cattivi vi potevano convivere.

A poco a poco, però, il Tartaro fu confuso con gli Inferi e divenne il luogo in cui i grandi criminali subivano il supplizio eterno.

La visione pindarica dell'oltretomba verrà poi adottata da Virgilio nell'Eneide.

 

Leggi tutto: L’Aldila' ellenico
 
Categoria: Mitologia
Pubblicato 04 Maggio 2013 Visite: 3495
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Plutarco racconta che «gli Egiziani hanno una tradizione mitica secondo la quale Rea generò cinque dèi, a significare la genesi dei cinque mondi da una sola materia».

In altre tradizioni è confermato che Rea, la Grande Dea Madre Terra, nel partorire Zeus si sorresse al suolo del Monte Ida puntando le dita di una mano contro il terreno: dalle impronte delle dita sarebbero nati cinque uomini primordiali. In effetti, si tratta di una personificazione delle cinque età del mondo che secondo la Teogonia di Esiodo si sono avvicendate nel tempo, dalle origini sino ad oggi: l’Età dell’Oro, l’Età dell’Argento, l’Età del Bronzo, l’Età degli Eroi e l’Età del Ferro.

Benvenuto Cellini, Perseo. Firenze, Loggia dei Lanzi

 

Gli Eroi (dal gr. èr-ō, dal sscr. vír-a, “forte”) sono dunque una stirpe a sé stante, inserita in un preciso periodo: una genia antica che per le sue naturali peculiarità è destinata ad adempiere a particolari compiti. Essi, nel modo più assoluto, non sono degli uomini facenti parte di un normale contesto umano, bensì sono l’espressione di un particolare momento nel quale, idealmente, la realtà è ancora in formazione.

 

Gli Eroi furono oggetto di un culto attivo grazie al quale veniva glorificata tutta la stirpe eroica, per il tramite, però, di un singolo individuo che possedeva “speciali” caratteristiche personali.

Ogni Eroe è un personaggio, più precisamente una personificazione di una determinata “attitudine interiore” che può essere utilizzata come un ponte fra ciò che è mortale e ciò che è divino. Gli Eroi, quindi, per poter espletare la loro “attitudine interiore” debbono compiere e superare una serie di prove fra le quali, inevitabilmente, è contemplata la Discesa negli Inferi, anche se sarebbe più corretto parlare di un “Viaggio agli Inferi”: una sorta di passaggio obbligato per il regno dei morti perché la Morte rappresenta una tappa fondamentale di qualsiasi Cammino Iniziatico.

 

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