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Pubblicato 02 Marzo 2013 Visite: 4130
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I rapporti insegnante studenti, all'interno della classe in cui vi siano ragazzi tossicodipendenti o cosiddetti "a rischio", sono spesso problematici. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un forte incremento del consumodi alcool e sostanze stupefacenti. Dati statistici testimoniano che questo incremento è sensibile soprattutto nell' età preadolescenziale e adolescenziale.' Inoltre, in passato, il consumo di stupefacenti tra la popolazione studentesca si lìmitavaall'assunzione di haschish e marijuana, mentre attualmente assistiamo al diffondersi di nuove droghe, più pericolose e facilmente reperibili, come il crac e l'extasy, quasi esclusivamente consumate dagli adolescenti. Oltre a ciò si è notato un eccezionale aumento di consumo di cocaina all'interno degli istituti superiori.
La realtà del povero Bevitore - copertina del libro
Come sappiamo questa sostanza da maggiore assuefazione ed è molto costosa. Nello stesso tempo è in preoccupante crescita, tra i giovani, l'abuso d'alcool, specialmente nel nostro paese. Per non parlare poi della dipendenza da farmaci, sempre più usati in alternanza con altre droghe e sostanze alcoliche. Infatti, in base a tali presupposti, è evidente la tendenza al diffondersi di una politossicomania:

L'alcolismo è infatti molto diffuso tra i giovani e lo stereotipo del bevitore da osteria anziano è ormai superato. L'ambiente scolastico è diventato. uno dei luoghi dove è possibile spacciare droga. Recenti fatti di cronaca hanno riportato il caso di un liceo di Milano dove un carabiniere, chiamato ad arrestare degli spacciatori, è stato cacciato dagli stessi studenti. Ultimamente l'istituzione scolastica si è adoperata per far fronte al fenomeno droga con la nomina di professori referenti, che vengono preparati tramite un corso di formazione sul tema "Educazione alla salute".

Ovviamente ciò non basta a risolvere il problema quotidiano del professore che non sa come comportarsi in una classe con studenti "a rischio" o già tossicodipendenti. Tra l'altro l'alcolismo, a differenza delle altre tossicomanie, è poco trattato nelle scuole. Bisogna tener presente che il periodo adolescenziale è caratterizzato dalla necessità di sviluppare un Se, una identità personale. Si tratta di una fase dello sviluppo particolarmente complessa, caratterizzata da grosse trasformazioni psicofisiche, TI ragazzo, nella ricerca della propria identità., messa a dura prova dalla difficoltà di conciliare le richieste interne con quelle della realtà esterna, nutre un bisogno di sicurezza.

Questa esigenza, viene cercata in figure identificatorie, che da una parte continuano ad essere le figure genitoriali, o degli educatori, dall' altra sono rappresentate dal gruppo degli amici. TI rapporto con i coetanei acquista sempre maggiore importanza per lo sviluppo di opinioni personali. L'adolesceme viene a trovarsi, quindi, in una situazione di conflitto: si sente attratto dal desiderio di essere un adulto indipendente, ma anche dal desiderio di restare legato al ruolo di bambino, protetto e perciò sicuro.

L'adolescenza è di solito un periodo di grande socievolezza, ma spesso è caratterizzata da un' intensa solitudine: capita di sentirsi più soli che mai anche quando ci si trova in mezzo alla folla di un concerto o di una festa da ballo. Spesso è presente uno stato depréssivo latente, un sentimento di lutto che porta i giovani alla ricerca di stimoli esterni, capaci di procurare piacere e quindi di annullare il lutto stesso. TI rapporto con il mondo degli adulti e quindi degli insegnanti risultaessere ambivalente.

I ragazzi che non si identificano con l'insegnante e con il ruolo della scuola quale agente socializzante, tenderannoad identificarsi con ragazzi della stessa provenienza sociale o, comunque, assumeranno un ruolo di protesta nei confronti della società. Winnicott mette in evidenza la necessità di una copertura, di un sostegno per l'adolescente che ha bisogno di integrità e sicurezza. Sebbene non sia possibile ipotizzare una struttura uniforme della personalità a rischio, se ne possono riscontrare alcuni tratti comuni. Un modello di personalità ricorrente è quello caratterizzato da un lo debole e da tratti di immaturità emozionale che provocano un conflitto tra il rimanere in uno stato di dipendenza materna e l'esigenza di crescere e realizzarsi autonomamente. In questo caso l'alcool può offrire un sostegno per eludere il conflitto, evitare l'angoscia e la depressione e può contribuire a soddisfare un desiderio di onnipotenza.


alcoolL'alcolista e il tossicodipendente non possiedono la capacità di tollerare le frustrazioni e di rimandare a dopo la ricerca di una soddisfazione o di un successo.
Bisogna considerare che la scuola può costituire motivo di frustrazione, valuta sulla base di prestazioni e rendimenti personali piuttosto che sui contenuti socioaffettivi, non sempre offre gratificazioni immediate. Nel ragazzo alcolista, alcuni aspetti del periodo adolescenziale sono accentuati, come l'importanza dell'agire, delle regressioni pulsionali, della problematica identificatoria. Un discorso a parte merita l'effetto disinibente dell'alcool. Dal punto di vista dinamico l'alcool agisce sulle difese e sul Superlo: "il SuperIo è solubile nell'alcool".

Questo effetto disinibente è ricercato soprattutto in questi luoghi di aggregazione, come birrerie, pub, feste, discoteche, in cui può essere necessaria una sostanza, che smorza le angosce e che consente di fantasticare una illusoria maggiore prestazione sessuale. L'insegnante che ha in classe uno o più studenti a rischio si trova a dover affrontare una situazione difficile. Innanzi tutto è chiamato ad assolvere un ruolo che non è il suo. L'insegnante, da una parte vorrebbe "potere" e "sapere" fare qualcosa che possa essere di aiuto, dall'altra si sente impotente e cerca di difendere se stesso e gli altri ragazzi da un "ipotetico contagio". L'aspetto più grave potrebbe essere rappresentato dal porsi in un atteggiamento giudicante e colpevolizzante che porterebbe ad etichettare il ragazzo a risçhio:  convincendosi che "Il ragazzo rappresenta un pr0blema, quindi è praticamente ìrrecuperabile: perciò qualsiasi intervento risulterebbe inutile.

hashish sempre più usata tra gli studentiAbbiamo precedentemente visto come, invece, questi ragazzi abbiano bisogno di una copertura, di un sostegno e quindi un'emarginazione risulterebbe controproducente. Di conseguenza, l'adolescente ha bisogno di essere riconosciuto ed accettato con la proprià identità. Su questo la scuola può e deve svolgere il suo compìto formativo. Le istituzioni Seblastiche, chiamate a svolgere un fondamentale ruolo educativo e di socializzazione, lamentano la cronica carenza di supporti e strutture psicopedagogiche territoriali.

Occorre fornire ai docenti più ampie e sistematiche opportunità di informazione sulle problematiche adolescenziali e sul disagio giovanile. E' necessario attuare sistematicamente momenti di consulenza e orientamento per individuare e prevenire le cause delle situazioni a rischio e per poter affrontare le problematiche professionali relative alla gestione dei rapporti con studenti e famiglie in situazione di disagio o di rischio.

La realizzazione di questo obiettivo dovrà basarsi sulla efficace collaborazione con gli specialisti del settore, ai quali verrà affidato l'aspetto preventivo, riabilitativo ed eventualmente terapeutico. La scuola potrebbe divenire un luogo privilegiato, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione. La popolazione scolastica offre la possibilità di venire a contatto con un'ampia gamma di diversi ambienti familiari. La prevenzione deve dare una corretta informazione sull' alcool come alimento evitando inutili campagne terroristiche. L'obiettivo principale deve essere quello di insegnare agli adolescenti un corretto rapporto con l'alcool, di fornire cognizioni sulle problematiche alcoolcorrelate, di modificare l'atteggiamento di fronte alle abitudini e gli stereotipi culturali.

 


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Articolo scritto dal Dottor Andrea Vaglica Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Clinico e dalla Dott.ssa Diana Perazza Psicoanalista Psicologa Osp. S. Spirito Roma Segretario generale A.P.M. psicoterapeuta Socio A.P.M.

Tratto da: "La realtà del povero bevitore" A.A.V.V. Melusina Editrice 1994 Roma

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