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Pubblicato 24 Marzo 2013 Visite: 14016
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Paura dell'aereo o della metropolitana, degli spazi aperti, del buio o di stanze piene di gente... Chi di noi può affermare di non aver mai sofferto di un attacco di panico? Ansie e fobie che, talvolta, sembrano essere in agguato "dietro l'angolo'', pronte a tramutarsi in un terrificante nemico invisibile.

 

Sono sempre più numerose le persone che in questi ultimi anni riferiscono di aver avuto disturbi provocati da attacco di panico. Vediamo, dunque, più precisamente, come si manifesta e quali sono le  sue cause.

Gli attacchi di panico durano, generalmente, solo pochi minuti, ma vengono vissuti con una angoscia intensissima. I manuali parlano di un episodio acuto di ansia, caratterizzato da una forte tensione emotiva e da un terrore intollerabile che ostacola un'adeguata organizzazione del pensiero e dell'azione.

L'urlo di Munch


Il panico è inoltre accompagnato da disturbi vegetativi come ipersudorazione, pallore, dispnea, palpitazioni, vertigini e tremori. Senza cause apparenti si ha la sensazione di morire, manca l'aria, il cuore prende a battere all'impazzata ... La crisi, poi, passa spontaneamente lasciando lasciando un senso di prostrazione. Spesso gli individui che sperimentano per la prima volta un attacco di panico temono di subire, invece, un attacco cardiaco, per cui si precipitano al più vicino Pronto Soccorso con l'unico risultato di ricevere calmanti in dosi massicce e rassicurazioni.

In alcuni casi, presi dal panico si pensa che il medico non ha capito e ci si rivolge a due o tre ospedali.  Superato l'episodio acuto la vita sembra tornare alla tranquillità, ma rimane  tuttavia l’idea che l’attacco di panico tornerà, non si sa quando, ma tornerà.

Da quel momento, la paura che il panico possa ancora manifestarsi diventa il sottofondo delle giornate che vengono vissute con questa angoscia di base. Il paziente comincia ad evitare tutti i luoghi collegati in qualche modo alle crisi: la metropolitana, le stanze affollate, gli spazi aperti, le gallerie ... Si innesca così una chiusura progressiva al mondo, tipica di questo stato. Come per tutte le patologie psichiche,la buona volontà a il convincimento per uscire dalle crisi sono totalmente inutili. La spiegazione degli attacchi di panico va cercata nel mondo inconscio e la domanda giusta che bisogna porsi è: "che cosa l'inconscio vuole comunicare con tanta forza»?


Hilmann (uno dei più grandi analisti contemporanei) così scrive: "Essere senza paure, prividi angosce, invulnerabili al panico, significa perdita dell'istinto, perdita di connessione con Pan», Avere la capacità di provare il panico, dunque, vuoi dire essere in contatto con l'inconscio, con gli eventi naturali della psiche.Il panico, simbolicamente, rappresenta una paura di qualcosa che è immensamente più grande di noi, che non è affrontabile neanche con un atto eroico. E' un evento provocato dal nostro inconscio per comunicarci con decisione che si sta verificando qualcosa di intollerabile. Spesso dico cheil panico è come un urlo dell'inconscio che richiede di essere urgentemente ascoltato.

Spesso, all'origine di questa patologia è possibile individuare dei mutamenti bruschi e forzati delle proprie abitudini di vita. La "separazione dalle proprie certezze" anche qualora queste presunte certezze si fossero rivelate, nel tempo, scomode e fonte di infelicità diventa causa scatenante di un attacco. La separazione da un coniuge a la morte dello stesso, un cambiamento di casa a di città, l'allontanamento di un figlio, la perdita di un lavoro a il mutamento di un'attività, la perdita di una persona cara ... Questi possono essere tutti buoni motivi "scatenanti", anche se non riguardano la radice del problema. I pazienti che soffrono di questi disturbi avvertono spesso la sensazione di una sorta di condanna imminente, tanto da sviluppare frequentemente una forma secondaria di ansia anticipatoria che li porta a preoccuparsi continuamente di quando arriverà il prossimo attacco. Per conoscere meglio la patologia connessa agli attacchi di panico, entriamo insieme, idealmente, nell'inconscio di questi pazienti ... Il primo meccanismo da comprendere è quello tipico delle fobie. Se si chiede a queste persone cosa c'è in loro che non va, ci sentiamo rispondere, in modo deciso, che il loro problema riguarda la fobia o il panico, dimostrando così che non c'è assolutamente coscienza del conflitto interno che li provoca.

Il terrore consiste di per sé nel viaggiare in metropolitana, nel rischio di essere aggrediti da un cane o, semplicemente, nell'uscire di casa ... E' un pensiero costante e non c'è alcuna consapevolezza del reale problema interno che genera il panico. Anzi, la crisi sembra persino avere lo scopo di consentire al conflitto di rimanere inconscio. In un importante scritto di Freud del 1925, "Inibizione, sintomo e angoscia", l'ansia viene descritta come il risultato di un conflitto psicnico tra desideri inconsci sessuali e aggressivi e le corrispondenti minacce del Super lo.

L'ansia, quindi, è un segnale di pericolo inviato dall'inconscio ed al quale l'Io risponde mobilitando alcuni meccanismi di difesa per impedire che pensieri e sentimenti  inaccettabili diventino coscienti. Tuttavia, il conflitto interno persiste! Più questo è intenso maggiore sarà l'ansia, fino ad arrivare al panico. Nel mio lavoro clinico risulta evidente una costante in tutti i pazienti che soffrono di attacchi di panico: il rapporto con il piacere sembra interrotto, così come sembra interrotta la necessità che ha l'inconscio di seguire un percorso che porti alla soddisfazione dei bisogni reali. Sono convinti che il bisogno di rassicurazione sia l'unica utilità per risollevare una qualità della vita che è spesso seriamente. . . compromessa.

Questa patologia, tuttavia, è sempre affrontabile con una psicoterapia che può risolvere completamente il problema o, come minimo, insegnare al paziente a convivere in modo accettabile e non invalidante con il panico. La rassicurazione in nessun caso può risolvere il problema. L'unica soluzione è affrontare una terapia, che consententirà di prendendere coscienza delle origini inconsce del panico, di recuperare il contatto con il piacere, dei bisogni reali e permetterà di mettersi sulla propria strada di crescita personale.

Non appena il conflitto interno viene risolto, non esisterà più la necessità della psiche di creare il panico.


Articolo scritto dal Dottor Andrea Vaglica Psicologo - Psicoterapeuta - Sessuolog Clinico 

 

Tratto da Natura e Benessere Luglio/Settembre 2002, F.N. Editrice

 

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