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Pubblicato 09 Aprile 2013 Visite: 14843
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Nel 1915 Freud pubblica "Lutto e melanconia" e differenzia il dolore del lutto da quello depressivo. Nel primo caso l'evento doloroso consiste nella perdita reale di una figura significativa. Nella depressione, al contrario, l'oggetto perduto è a carattere emozionale ed appartiene ad una realtà interna. In questo ultimo caso il paziente avverte una profonda perdita della stima di sé associata a forti sensi di colpa, cosa che non accade a chi è in lutto. Freud dimostrò che la svalutazione di sé è il risultato di una rabbia intensa ed inconscia rivolta verso se stessi. Ciò accade,  solitamente, perché parti inconsce del paziente si sono identificate con l'oggetto perduto, e per "oggetto perduto" si intende qualunque ideale non realizzato da un individuo. Stiamo quindi parlando di un aspetto interno alla persona.


Il depresso, consciamente e inconsciamente, si incolpa per questa perdita; il suo Super lo, infatti, è estremamente severo e punitivo. Il giudizio è negativo perché non si è come l'ideale. DepressionePer questo tutto il mondo visto dal paziente diventa negativo e "dipinto di nero" e i propri desideri vengono considerati irrealizzabili.

 

Si assiste in questi casi ad una caduta degli interessi e dell'attrattiva verso i valori fondamentali della vita: la famiglia, il lavoro, gli amici, lo svago, l'amore, il futuro e lo stesso decorso della malattia lasciano il soggetto indifferente. Si verifica una sorta di atonia generalizzata, una specie di divorzio tra l'Io e l'inconscio, con conseguente assenza di energia pulsionale. Jung interpreta la depressione come contenimento di questa energia imprigionata e incapace di liberarsi; la considera alla stregua di un processo inespresso che impedisce l'evoluzione personale.

 

Nello stato di depressione, quindi, occorre comprendere in profondità cosa è di ostacolo al processo evolutivo del soggetto. La terapia, pertanto, non può prescindere da questi aspetti fondamentali. Ricostituenti, vitamine, vacanze e vita sana non sono più utili al paziente depresso di quanto non lo siano ad ogni altro individuo. La depressione è una vera patologia, nei casi più gravi persino mortale, visto che può portare al suicidio, all'anoressia o alla tossicodipendenza, e come tale va trattata!

L'errore più comune consiste nel cercare di rallegrare il paziente con frasi del tipo: «Ma come, la vita è così bella!» ... «Ci sono tante cose per cui vale la pena vivere»... «Ma insomma tu potresti anche sforzarti di essere più ottimista!» ...


Ogni paziente depresso ha ascoltato frasi simili che hanno ottenuto l'unico effetto di aumentare il proprio senso di inadeguatezza e di rinforzare in lui l'idea di non essere capito. Ognuno di noi può aver sperimentato sensazioni simili poiché tutti possiamo vivere, in alcuni momenti della vita, stati depressivi accompagnati da profonda sofferenza. L'efficacia degli psicofarmaci è sicuramente utile sul piano sintomatico ma ovviamente non produce un reale mutamento della personalità.

 


La psicoanalisi, invece, attribuisce ad ogni sintomo un significato e cerca di far capire al soggetto che il proprio male ha un senso. Solo comprendendo il valore della  propria sofferenza si può riuscire a modificare la qualità della vita. La terapia si fonda sull'ascolto competente ed empatico non della depressione, ma della persona che soffre. La sofferenza psichica non è un evento casuale, bensì un veicolo di un messaggio che la coscienza non deve lasciar cadere. La malattia è il segno dell'incrinarsi dell'equilibrio e il sintomo è il ramo di un albero che ha radici profonde. La psiche ci mostra che tutto ciò che prima era oggetto di desiderio è diventato povero e insufficiente.

 


Una povertà di spirito che può essere vissuta come una povertà finanziaria, una carenza affettiva, una non esplicata funzione di maternità o paternità, una grande difficoltà di progettualità e di incapacità di soddisfare e comprendere i propri bisogni. Diventa quindi necessario attingere alla ricchezza del mondo interiore. L'inconscio "sa" che la depressione è uno dei possibili stati della psiche. Un testo antico e ricco di spunti e di saggezza è l'I Ching, in cinese Libro delle mutazioni; esso racchiude nei suoi esagrammi le diverse possibilità della psiche. Se noi riusciamo a stare in sintonia con le nostre "mutazioni", allora riusciremo a stare in sintonia con le trasformazioni della Natura e daremo un senso alla sofferenza della perdita. La depressione è come il piombo che dà all'anima peso e spessore. Se la depressione viene poi superata, l'aver fatto questa esperienza può consentirci di capire che gli ideali, in cui prima credevamo, erano inculcati da schemi collettivi e che, in quanto tali, giustamente non si realizzano perché non sono nostri e non appartengono alla nostra evoluzione personale.

 

Questo è un aspetto fondamentale da comprendere. La presa di coscienza che accompagna la terapia offre l'opportunità di assaporare una qualità diversa della vita. Il sentimento di distruzione e di morte del depresso prepara il soggetto ad una rinascita. Spesso in terapia vengono raccontati sogni in cui sono presenti immagini di edifici in costruzione o di case che vengono ristrutturate. Questo perché la nostra anima si  costruisce con sforzo, lavoro ed investimento su se stessi. Spesso una fase di depressione accompagna lo svolgimento di una analisi.

 

Si tratta di un evento naturale e necessario nel corso del quale vengono abbandonati (muoiono) i precedenti modi di pensare nevrotici per lasciar spazio all'espressione del proprio mondo interno più autentico, che favorisce la crescita personale. Possiamo così capire quanto, a volte, sia importante rifugiarsi in se stessi, stare soli, proprio come necessità di evoluzione. Quando non stiamo bene cerchiamo di riempire qualunque vuoto, anche a costo di lasciare una televisione o una radio accesa senza ascoltarla. Oppure tendiamo ad ascoltare musica fino ad assordarci pur di riempire quel vuoto, senza pensare che uno spartito prevede anche pause.

 

Il silenzio all'interno della musica fa parte del brano,così come nella nostra mente. Pertanto, poiché la depressione è una sfaccettatura della psiche, riconoscerla e non escluderla dai nostri rapporti favorisce l'intimità. Nascondere le nostre parti oscure non serve a nulla dal punto di vista della crescita personale. Prendersi cura di sé non significa sguazzare nel sintomo, ma tentare di imparare dalla depressione che ci indica di che genere di qualità abbiamo bisogno. Diventa, perciò, importante accogliere attivamente i pensieri e i sentimenti depressivi.Così facendo  potremmo trovare il modo per entrare nel mistero del vuoto e scoprire che una depressione può esprimersi come uno spirito che ci guida verso la crescita e verso aspetti più autentici della nostra personalità .

La depressione racchiude in sé una serie di sindromi patologiche e di significati piuttosto ampia. Troppo spesso, infatti, si fanno rientrare in questa unica definizione aspetti della psiche in realtà molto diversi tra loro. E' necessario innanzi tutto cogliere una prima differenziazione  nell'individuo depresso tra depressione, intesa come patologia su cui si basa la struttura della personalità dell'individuo depresso, e lo stato  depressivo, inteso come sentimento di tristezza. In generale, comunque, si tratta di un disturbo dell'affettività che si manifesta con un'alterazione del tono dell'umore incline a forme di tristezza profonda, con una riduzione dell'autostima ed il conseguente bisogno di autopunizione.
Se nei primi decenni del '900 - periodo al quale risale la nascita della psicoanalisi il quadro clinico di riferimento era l'isteria, in questi ultimi anni la depressione sta diventando il male esistenziale per eccellenza.

Basta citare alcuni dati verarnente impressionanti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che nel mondo soffrono di depressione 340 milioni di persone. In Italia a soffrirne sono circa 4 milioni e, in percentuale, ne sono colpite tre donne per ogni uomo. Peraltro, la soglia di età in cui essa si manifesta in modo evidente si va sempre più abbassando fino a scendere ai 12 - 14 anni. In alcuni casi si manifesta anche in età  infantile. Gli interessi economici dell'industria farmaceutica che ruotano intorno a questa patologia non possono essere, dunque, che elevatissimi ed è facile che in virtù di questi si possano talvolta anche generare false aspettative di soluzioni rapide e miracolose.

Pochi anni fa, ad esempio, è stato messo in commercio un nuovo e ormai noto farmaco che avrebbe dovuto per sempre risolvere il problema, al punto che alcuni giornali parlarono della fine della psicoterapia(!). Beh, non mi risulta che da allora "il problema depressione" sia migliorato, tutt'altro; tant'è vero che ormai i terapeuti sanno bene che l'approccio esclusivamente farmacologico non fa che isolare il malato, facendogli mancare la comprensione empatica e la necessità di "raccontarsi": elementi che sono il fondamento per la cura.

Abbiamo detto che si tratta di un concetto ampio che riunisce patologie diverse. Questo concetto, infatti, annovera un gruppo di forme patologiche quali la depressione psicotica, con la manifestazione deliranti, la depressione bipolare, caratterizzata dall'alternarsi di stati depressivi a stati maniacali, disturbi della affettività, depressione reattiva, disturbi nevrotici. La patologia può derivare da fattori ereditari, metabolici e costituzionali, ma l'aspetto psicodinamico è sempre fondamentale per la sua comprensione. Per la psicoanalisi la depressione assume, tuttavia, un carattere unitario, riportando i diversi tipi patologici a una differenza soprattutto qualitativa.

 

Articolo scritto dal Dottor Andrea Vaglica Psicoanalista - Psicoterapeuta - Sessuologo Clinico

 

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