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Pubblicato 17 Marzo 2013 Visite: 12237
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La bulimia e l'anoressia sono state considerate malattie rare fino alla fine degli anni sessanta. Al giorno d'oggi, invece, i disturbi dell'alimentazione stanno diventando sempre più frequenti e, di pari passo, è aumentata l'attenzione che ad essi viene rivolta sia dall'ambito terapeutico che dai mezzi di comunicazione.

 

I pazienti principalmente colpiti da bulimia o da anoressia sono donne, istruite, di cultura occi dentale, per lo più giovani. Anche se nell’ultimo periodo sta aumentando la frequenza tra gli uomini. La bulimia è una patologia caratterizzata dal-l'ingestione in breve tempo di grandi quantità di cibo. Dopo "l'abbuffata" normalmente seguono il senso di colpa e di vergogna patologici. Possono essere usati  purganti e spesso si ricorre al vomito forzato; infatti, spesso il bulimico ha un peso normale!

Dipinto di BoteroL'anoressia, invece, è caratterizzata da una ricerca fanatica della magrezza in rapporto ad una opprimente ed  ingiustificata paura di ingrassare. Queste pazienti, pur di ridurre il loro peso non esitano a ricorrere al vomito, ai clisteri e ai lassativi e ad un'intensa attività fisica.  Ad un approccio superficiale le due patologie sembrano agli antipodi; invece, dal punto di vista psichico, ci troviamo di fronte a strutture della personalità molto simili.

Entrambe sono malattie molto serie: abbastanza difficili da curare, in alcuni casi portano alla morte in quante ad esse sono correlate ulteriori patologie, Queste pazienti hanno spesso la sensazione di "non valere nulla", rifiutano incosciamente la femminilità, il ruolo adulto e la sessualità. Paradossalmente, la loro patologia è un tentativo di prendersi cura di sé.

 

Ovviamente in modo patologico. Non c’è una corretta visione di sé e del proprio corpo. Il rapporto con la madre risulta essere molto disturbato: la madre, infatti, sembra prendersi cura della figlia più in funzione dei propri bisogni soggettivi che di quelli oggettivi della figlia. Il comportamento della paziente, quindi, sembra dettato dal tentativo frenetico di ottenere ammirazione e conferma, sviluppando un "falso sé" pur di piacere alla madre.

 Ovviamente, la propria immagine corporea è disturbata e, inconsciamente, il corpo viene percepito come abitato da una madre cattiva che non nutre.

Il problema del cibo, per questi pazienti, finisce con l'occupare gran parte del loro tempo. Una mia paziente, ad esempio, nel primo periodo di terapia parlava solo del mangiare e, addirittura, il cibo era il contenuto principale dei suoi sogni!

 

Un tema comune nella loro storia psichica è l'assenza di un oggetto transizionale, come un ciuccio o un orsacchiotto, fondamentale per imparare a separarsi psicologicamente dalla madre. Nell'inconscio del bulimico l'ingestione di cibo rappresenta il desiderio di fusione simbiotica con la madre e l'espulsione del cibo un tentativo di separarsi da lei. L'anoressia e la bulimia sono spesso associate alla depressione, alle patologie border line, alla tossicodipendenza e non rari sono i tentativi di suicidio.Anoressia

Il tipico comportamento ossessivo-compulsivo risulta essere secondario e conseguenza sintomatica della patologia di base.  La psicoterapia ad orientamento psicoanalitico è alla base del trattamento di questo disturbo che deve assolutamente tener conto degli aspetti interni del paziente. Qualunque dieta o prescrizione medica non saranno mai seguite regolarmente se non sono supportate da un profondo lavoro sulle relazioni oggettuali interne.


Sia la bulimia che l'anoressia, infatti, rappresentano un problema che in nessun caso è risolvibile con la "buona volontà"! In alcuni casi, peraltro, si rende necessario l'allontanamento dalla famiglia con il ricovero ospedaliero o in comunità e la sornministrazione di psicofarmaci, Personalmente consiglio la frequentazione di una struttura parallela ad Alcolisti Anonimi, quella dei mangiatori compulsivi, che funziona ottimamente per la gestione del sintomo. Sebbene il trattamento di questi pazienti risulti abbastanza difficile, sarà semplificato nel momento in cui impareranno a sviluppare qualcosa che non conoscono: il piacere.

Articolo scritto dal Dottor Andrea Vaglica Psicologo - Psicoterapeuta - Sessuologo Clinico

 

Tratto da Natura e Benessere Gennaio/Marzo 2002, F.N. Editrice

 

 

 

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