Categoria: Articoli
Pubblicato 18 Marzo 2013 Visite: 7761
Stampa

Si è scritto molto riguardo il primo colloquio clinico poichè ha una rilevanza del tutto particolare nell'ambito della pratica psicologica. Affronterò qui in senso pià specifico la dinamica del colloquio con una pazienza alcolista. Il terapeuta si trova fondamentalmente ina una posizione di ascolto offrendo una accoglienza priva di aspetti giudicanti. Questo dovrebbe essere il modo di porsi nei confronti di ogni paziente, ma nel caaso dell'alcolista diviene particolarmente imnportante seguire questa regola.

La realtà del povero Bevitore - copertina del libroDal primo momento il terapeuta deve affrontare il pzroblema della negazione, un meccanismo di difesa particolare usato dall'alcolista: infatti egli nega di essere tale. E' fondamentale che il paziente riconosca quanto prima che l'alcool rappresenta la fonte del suo stato patologico.

 Qualità indispensabile per un efficente trattamento è quella di facilitare una condizione di fiducia verso il terapeuta. Durante il primo colloquio si cercherà di capire se nel paziente sono presenti motivazioni per affrontare proprio il disagio, e nello stesso tempo, si cercherà di comprendere le modalità di intervento di cui il paziente necessita. L'alcolista che si presenta in ambulatorio porta con sé, oltre ad un disagio psicologico, anche numerose e gravi patologie alcool-correlate, che possono coinvolgere tutti gli apparati dell'organismo.

La multifattorialità della patologia alcolica richiede un approcio multidisciplinare con l'intervento di un'équipe di specialisti. L'esperienza dell' A.P.M. (Psicoterapeuta - Socio A.P.M.) ha messo in risalto la necessità di una stretta collaborazione con gli Alcolisti Anonimi ed ha proposto un'integrazione tra il modello dei gruppi A.A. ed un intervento psicoterapeutico ad orientamento psicoanalitico. Da quanto detto prima appare evidente che nel primo colloquio, anche se condotto da uno psicologo, non è possibile trascurare  gli aspetti organici ed occorre, quindi, rinviare al medico la capacità di tamponare gli effetti di un'intossicazione acuta, i problemi internistici e neurologici.

In alcuni casi può essere necessario un ricovero ospedaliero, sia per una presa in carico delle patologie alcool-correlate, che per facilitare la disintossicazione della sostanza. Bisogna prendere in considerazione il fatto che molti pazienti sono costretti al ricovero dai familiari e, in questi casi, non sempre è presente una spinta motivazionale alla guarigione, perciò il ricovbero potrebbe non indurre alcun effetto positivo. In ogni caso, prima del ricovero, viene richiesta una astinenza di 24 ore per verificare se il paziente ha voolontà nello smettere di bere.

L'anamnesi rappresenta un momento rilevante, dato che mira al riconoscimento e all'indentificazione di preziosi alementi nella storia del paziente. La procedura dell'anamnesi è, a volte, resa complilcata dal paziente in fase acuta e quindi eventuali lacune potranno essere colmate successivamente. Non bisogna tralasciare i dati che riguardano l'evoluzione dell'alcolilsmo: la sua comparsa, da chi è stato "iniziato", il ruolo della famiglia, incidenti stradali o sul lavoro, precedenti ricoveri ospedalieri ecc. Con questo tipo di pazienti sarà importante reperire rapidamente le forse de Sé ancora valide con le quali allacciare un rapporto di alleanza.

 

Il terapeuta, nel primo colloquio, deve scoprire se esistono i requisiti per un'eventuale psicoterapia, quali la capacità di introspezione, di sofferenza, di tolleranza verso le frustrazioni e il desiderio di cambiamento. Spesso viene ricordato quanto sia difficile il trattamento dei pazienti alcolisti: per questi l'esigenza costante + quella di cercare sempre di evitare o negare il dolore. L'alcool produce un effetto eccitante, euforizzante, cancella ogni preoccupazione. Sotto il suo effetto i desideri possono essere immaginati come più facilmente realizzabilil, gli ostacoli appaioniìo più piccoli e viene sviluppato un mondo fantastico che esprime un ritiro della realtà.

Ne consegue un illusorio stato di benessere che è fondamentale necessario allo sviluppo di quello che Rado chiama "farmacotimia". Essa consente un'euforia che permette all' Io di riacquistare lo stato narcisistico originario. L'onnipotenza che ne consegue permette di liberarsi dalle angoscie e dalla depressione. Ma questa euforia risulta transitoria: cessato l'effetto della sostanza, torna la depressione e si instaura un meccanisco ciclico che dalla depressione porta all'alcool; quest'ultimo provoca eugoria e viene seguita nuovamente dalla depressione, quindi si ricrea la necessita di difendersi dalla sofferenza e di riassumere alcool.

Questo meccanismi ciclico è dato da:

Depressione - Alcool -Euforia - Depressione - Alcool -

Quindi per l'alcolista sembra di fondamentale importanza evitare le frustrazioni, per cui assistiamo alla sua incapacità di accettare la depressione. Per questo, durante la terapia, sarà necessario che il paziente impari ad accettare le situazioni frustranti e arrivi a sperimentare la posizione depressiva, l'unica che può interrompere quel meccanismo ciclico mostrato precedentemente. Un'altra difficoltà nella presa in carico dell'alcolista è relativa all'accettazione, da parte di quest'ultimo, della disuassuefazione e della regola dell'astinenza dall'alcool, che sono precondizioni essenziali per lo svolgimento della terapia.

 Il trattamento minaccia di distruggere l'unica fonte di piacere che il paziente conosce. I sintomi nevrotici non danni alcun piacere anzi, procurano uno stato di angoscia da cui il paziente si vuole liberare. Differentemente la personalità pervesta dell'alcolista procura un sintomo, il bere, che offre una soddisfazione immediata al suo Io debole.

Il piacere orale dell'alcolista riporta ad una frase antica che ancora non è stata superata: la suazione come fonte principale di piacere. Le dipendenze si avvicinano ai pervertimenti sessuali, poiché ne possiedono il carattere fondamentale: la regressione ad un piacere parziale. sin dal primo colloquio viene proposto al paziente un incontro con un membro degli A.A.. L'A.P.M. ha, da sempre, messo in risalto l'importanza di una stretta collaborazione con i gruppi di A.A. La frequenza continuativa ai gruppi risulta essere un elemento indispensabile da integrare, eventualmente, con un trattamento psicoterapeutico ad orientamento psicoanalitico. I gruppi di A.A. perseguono lo scopo comune di arrivare alla sobrietà e di mantenerla, instaurano legami affettivi intensivi tra loro membri che consentono una identificazione con modelli positivi e una rivalutazione dei valori del Super-Io.

L'alcolismo è una patologia che coinvolge tutta la famiglia, per questo vengono inviati i familiari che lo desiderano alla partecipazione dei gruppi degli Al-Anon. L'utilità è quella di favorire la presa di coscienza sui problemi legati all'alcolismo e fornire quelle risposte pedagogiche che vengono richieste.

Articolo scritto dal Dottor Andrea Vaglica Psicologo - Psicoterapeuta - Sessuologo Clinico

 

Tratto da: "La realtà del povero bevitore" A.A.V.V. Melusina Editrice 1994 - Roma

email this page